Vivrei nel silenzio
mi coprirei di gelo e incredulità
accoglierei il buio senza parlare
e se bastasse solo la mia speranza
la berrei come fosse assenzio
ascoltandone la cinica sonorità
perché si, la lascerei scappare
nel mondo oltre questa stanza
ma sarebbe la luce e l’inizio
l’intelligenza nella mediocrità
la sensazione che non so spiegare
e di questa umile vita la pura essenza.

Se rantolante ne cercassi ancora il senso
tra linee indefinite e geometrici segmenti
mi inginocchierei al cielo ripetutamente
cercando nell’etere la sua poesia
ma per capire in fondo cosa penso
rimembrerei tutto di questi ipocriti tormenti
rinnegherei il fato e questa sciagurata mente
mi basterebbe un sogno nella sua melodia.

Federico